Il legame tra alimentazione e fibromialgia

Il legame tra alimentazione e fibromialgia

La fibromialgia è una complessa sindrome multifattoriale, caratterizzata da dolore muscoloscheletrico cronico diffuso ed affaticamento. Chi ne soffre sa bene che non si tratta solo di uno stato infiammatorio perenne, ma che spesso si accompagna a tutta una serie di sintomi come astenia, disturbi del sonno, problemi cognitivi (deficit di attenzione, di memoria, ecc.), problemi psichici (ansia, depressione, ecc.) e un ampio spettro di disagi somatici e neurovegetativi che fanno vivere il paziente in una condizione di profondo disagio e disabilità.

Nella fibromialgia un corretto approccio alimentare diventa una vera e propria terapia.

Spesso questa condizione è provocata da aumento di citochine pro-infiammatorie, bassi livelli di serotonina, alti livelli di glutammato (neurotrasmettitore eccitatorio) e bassi livelli di acido gamma ammino butirrico (GABA). Bisogna garantire un giusto apporto di minerali, vitamine e antiossidanti. Nei fibromialgici sono state evidenziate carenze di minerali, quali il ferro, selenio, zinco e magnesio (importante per la funzionalità del sistema nervoso e muscolare), di vitamina D (che, tra le varie funzioni, ha quella di ridurre l’infiammazione, garantire il trofismo muscolare e sostenere il funzionamento del sistema immunitario), di vitamina B12 (essenziale per il funzionamento dei mitocondri e per la formazione di serotonina a partire dal triptofano), di Omega 3 (acidi grassi essenziali con azione antinfiammatoria) e di coenzima Q10 (importante antiossidante). È stata osservata, inoltre, un frequente carenza di amminoacidi ramificati BCAA (valina, leucina, isoleucina) che forniscono energia ai muscoli e regolano la sintesi proteica e muscolare.

Innanzitutto precisiamo che non esiste una dieta specifica che faccia guarire dalla fibromialgia. Tuttavia esistono una una serie di accorgimenti nutrizionali da adottare per gestire e ridurre la sintomatologia tipica di questa patologia e migliorare la qualità di vita del paziente fibromialgico.

La prima cosa da raccomandare dovrebbe essere una dieta ipocalorica per normalizzare il peso corporeo, poiché i soggetti in sovrappeso o obesi presentano solitamente una sintomatologia più severa. Purtroppo, non esiste una dieta specifica che risulti efficace per tutti i pazienti, dal momento che gli studi in letteratura mostrano spesso risultati contrastanti. Allo stesso tempo, però, è importante sottolineare che i pazienti sembrano trarre numerosi benefici da un miglioramento delle proprie abitudini alimentari. Aspetto fondamentale di una corretta alimentazione, soprattutto nella fibromialgia, è quindi il giusto apporto di sostanze antiossidanti e antinfiammatorie (vitamina C, vitamina E, selenio, carotenoidi, licopene e polifenoli, omega 3, vitamina D).

È dunque importante consumare un buon apporto di verdure, una giusta dose di frutta (senza esagerare), cereali non raffinati, frutta secca a guscio e semi e pesce azzurro.

Alcune verdure però hanno un contenuto di istamina molto importante quindi sono allergizzanti e proinfiammatori. In particolare le solanacee, quindi pomodori, patate, melanzane e peperoni. È necessario inoltre fare attenzione ai cibi industrializzati e agli alimenti contenenti eccitotossine (glutammato e aspartame): presenti spesso nei dadi da brodo, cibi in scatola, salumi, piatti pronti (E620, E625), bevande e dolciumi light. Il glutammato e l’aspartato agiscono da neurotrasmettitori eccitatori, ovvero attivano in modo prolungato i nervi nocicettivi (coinvolti nella percezione del dolore) sia nel cervello che nella periferia.

Frutta e verdura per contrastare la fibromialgia

Meglio limitare anche la caffeina, presente in bevande, cole e caffè, spesso gradite da molti pazienti affetti da fibromialgia come fonte importante di energia immediata per contrastare la fatica, pena il rischio di accusare stanchezza non appena esaurito il temporaneo effetto stimolante.

È importante evitare alimenti ricchi di zuccheri semplici come saccarosio e fruttosio, prediligendo i carboidrati complessi come riso, pasta, pane e farinacei che rilasciano lentamente zuccheri nel sangue, meglio ancora se integrali e privi di glutine, soprattutto in caso di ipersensibilità. Ad esempio si è visto che un eccesso di fruttosio con la dieta riduce l’assimilazione del triptofano, precursore della serotonina; quindi attenzione all’assunzione di cibi contenenti dosi elevate di fruttosio (spesso è contenuto nei dolci o alimenti dolcificati e indicato negli ingredienti come HCFS, ovvero sciroppo ad alto contenuto di fruttosio).

Utile invece consumare gli alimenti in grado di alcalinizzare l’ambiente intestinale e contenere l’infiammazione, come i vegetali in generale, la frutta e in particolare i frutti rossi con un elevato contenuto di antiossidanti.

È consigliabile garantire un buon apporto di fibre (nutrimento della nostra flora batterica) ma senza esagerare per non irritare l’intestino, consumare spesso alimenti ricchi di molecole antiossidanti e antinfiammatorie (frutta e verdura, magari a km zero, coltivati senza uso di pesticidi, cereali non raffinati, frutta secca oleosa, semi, pesce azzurro) e garantire un buon apporto idrico (almeno 1,5 – 2 litri di acqua al giorno). Migliorare il microbiota intestinale con l’assunzione di probiotici e prebiotici impedisce che microrganismi dannosi, favoriti dalla maggiore permeabilità intestinale tipica della fibromialgia, prendano il sopravvento o coinvolgano altri organi (nei pazienti affetti da fibromialgia non sono rare cistiti e candidosi genitali fino a manifestazioni più generalizzate come l’orticaria).

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