Dieta di genere uomini e donne a tavola non sono mai uguali

Dieta di genere: uomini e donne a tavola non sono mai uguali

Che si tratti di un pranzo veloce in ufficio o di una cena in famiglia, uomini e donne non mangiano mai allo stesso modo. Non è solo una questione di gusti o abitudini culturali: la scienza ci mostra che il corpo maschile e quello femminile hanno esigenze nutrizionali profondamente diverse. La dieta di genere è un approccio scientifico che nasce proprio per spiegare come ormoni, metabolismo e fabbisogni energetici influenzino il modo in cui ciascuno di noi si nutre, determinando non solo cosa preferiamo portare a tavola ma anche come il nostro organismo utilizza quei nutrienti. Analizzare queste differenze non significa semplicemente distinguere tra l’alimentazione dell’uomo e quella della donna, ma comprendere in che modo il consumo energetico giornaliero, la distribuzione dei macronutrienti e le abitudini alimentari cambino in base al sesso biologico e al ciclo di vita.

Differenze biologiche e fabbisogno energetico

Il fabbisogno energetico rappresenta uno dei principali elementi che distinguono l’alimentazione dell’uomo da quella della donna. La diversa composizione corporea è determinante: gli uomini hanno in media una massa muscolare più sviluppata, che richiede più energia per il mantenimento, mentre le donne possiedono una maggiore quantità di tessuto adiposo, che ne richiede di meno. A parità di peso e altezza, un uomo presenta generalmente una maggiore massa muscolare e un metabolismo basale più elevato rispetto a una donna. Questo si traduce in un dispendio calorico superiore anche a riposo. Per esempio, secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, un uomo adulto medio ha un fabbisogno calorico giornaliero che può variare tra le 2.400 e le 3.000 kcal, mentre una donna si colloca mediamente tra le 1.800 e le 2.200 kcal. Naturalmente, età, livello di attività fisica, stato ormonale e condizioni cliniche influenzano in modo determinante tali valori.

Alimentazione uomo: proteine, ferro e prevenzione cardiovascolare

Nell’uomo l’alimentazione è spesso caratterizzata da un maggior consumo di proteine animali e carne rossa. Questo schema alimentare contribuisce al mantenimento della massa muscolare, ma può aumentare il rischio cardiovascolare se associato a un eccesso di grassi saturi e colesterolo. Un altro aspetto critico riguarda il ferro: poiché l’uomo non subisce perdite ematiche mensili, un’alimentazione troppo ricca di carne rossa può determinare un accumulo indesiderato di questo minerale. È quindi consigliabile bilanciare la dieta introducendo pesce, legumi e fonti vegetali di ferro, accompagnandole con alimenti ricchi di vitamina C per migliorarne l’assorbimento. Gli uomini dovrebbero prestare particolare attenzione anche all’assunzione di sodio, spesso elevata a causa di alimenti trasformati e snack salati, perché può incidere negativamente sulla pressione arteriosa e aumentare il rischio di ipertensione.

Alimentazione donna: equilibrio ormonale e fabbisogni specifici

Nella donna il fabbisogno nutrizionale varia sensibilmente nelle diverse fasi della vita. In età fertile le perdite di ferro dovute al ciclo mestruale rendono necessaria un’alimentazione ricca di verdure a foglia verde, legumi e carni bianche. Le oscillazioni ormonali mensili, inoltre, possono influenzare l’appetito e portare a un aumento del desiderio di cibi zuccherini o calorici: un fenomeno ben noto e approfondito nell’articolo “La sindrome premestruale e quella voglia di cibo”.
Durante la gravidanza, il fabbisogno energetico e di nutrienti specifici come folati, calcio e proteine cresce in maniera significativa, con l’obiettivo di supportare lo sviluppo fetale. Un momento particolarmente delicato è quello della menopausa, in cui la riduzione degli estrogeni comporta un calo della densità ossea e una maggiore vulnerabilità cardiovascolare. In questa fase diventa fondamentale assicurare un apporto adeguato di calcio, vitamina D e acidi grassi insaturi provenienti da pesce, semi oleosi e olio extravergine di oliva.

Differenze comportamentali a tavola

La scienza conferma che esistono differenze anche nei comportamenti a tavola. Gli uomini tendono a preferire alimenti ricchi di proteine e grassi, mentre le donne mostrano una propensione verso carboidrati e dolci. Nelle donne è inoltre più frequente la cosiddetta “fame emotiva” e una maggiore incidenza di disturbi alimentari legati al controllo del peso. Un dato interessante riguarda la perdita di peso: in condizioni di deficit calorico, gli uomini dimostrano di dimagrire più rapidamente rispetto alle donne, probabilmente grazie alla maggiore quantità di massa muscolare e alla diversa distribuzione del grasso corporeo.

Il ruolo dell’attività fisica nella dieta di genere

L’attività fisica amplifica le differenze di genere. Negli uomini l’allenamento stimola la sintesi proteica muscolare e richiede un apporto costante di proteine di alta qualità, soprattutto nei pasti post-allenamento. Le donne, grazie all’azione degli estrogeni, tendono a utilizzare meglio i grassi come fonte energetica. Per loro è quindi essenziale non ridurre eccessivamente l’introito lipidico, poiché i grassi svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio ormonale e della fertilità.

Dieta di genere: un approccio personalizzato

Conoscere le differenze tra alimentazione uomo e alimentazione donna consente di definire piani nutrizionali mirati e realmente personalizzati. Non significa stabilire schemi rigidi, ma adattare quantità e qualità degli alimenti in base all’età, allo stile di vita e agli obiettivi individuali. Ad esempio, un uomo con sedentarietà marcata e familiarità per malattie cardiovascolari necessiterà di una dieta povera di grassi saturi, ricca di fibre e di alimenti vegetali. Una donna in menopausa, invece, dovrà dare priorità ad alimenti che proteggano la salute ossea e cardiovascolare, come spiegato anche nell’articolo dedicato “Menopausa e alimentazione: stare meglio si può”.
La dieta di genere si conferma così non solo uno strumento di benessere, ma anche di prevenzione primaria contro le malattie croniche più diffuse.

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